Quaderni dell'UPMED n°4

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  • PREMESSA

    Anche quest’anno mi è stato chiesto di scrivere una breve prefazione al quarto quaderno dell’Università Popolare “Mediterranea” di Crotone. L’iniziativa, della quale ci interessiamo, contempla la trattazione di argomenti di carattere ora storico, ora filosofico, ora letterario o sociale da parte di autori calabresi che credono nell’azione culturale intrapresa dalla nostra Università e operano nell’ambito della stessa con passione e in modo disinteressato. A mio avviso una prefazione deve avere l’intento di contestualizzare il contenuto del saggio di riferimento, deve saper individuare connessioni ed eventuali conseguenze per i tempi presenti, interpretare le motivazioni e le finalità che il lavoro editoriale si propone. Poiché il libro comprende più contributi scritti da vari autori, che sono frutto di competenze e professionalità diverse, non è semplice e tanto meno utile dissertare sui contesti dei singoli argomenti. Mi soffermerò invece sul contesto di produzione e pubblicazione dello stesso, visto il momento particolare in cui viviamo. Siamo in un tempo di vita sospesa, di storia sospesa.

    Mai, come oggi, abbiamo sperimentato una condizione così grave dal punto di vista sanitario, economico, sociale ed emotivo. Molti hanno paragonato questo tempo ad una guerra mondiale considerata la vastità e la gravità della pandemia. Ma nessun confronto può essere abbastanza calzante. In un conflitto bellico si combatte sapendo chi è il nemico, si combatte per le ragioni o le megalomanie assurde di alcuni, che pure si conoscono, si combatte infine per le false e sempre ingiuste ambizioni di Stati e personaggi reali e ben riconoscibili. Ora tutto questo non c’è. Ci si deve difendere, a costo del sacrificio delle libertà fondamentali e dei diritti irrinunciabili da un nemico sconosciuto e, non sappiamo fino a quando, invincibile. Solo la scienza ci potrà venire in aiuto. Ma ci vorrà del tempo che, per chi vive segregato, sembra interminabile. L’ unico aspetto positivo, di tutto questo isolamento forzato, può essere rifugiarsi nello studio, nella lettura, nella riflessione e, per chi ne ha lo spirito e le capacità, nella scrittura. Un saggio come questo proposto dall’ Università potrebbe contribuire ad alleggerire qualche momento di solitudine e di preoccupazione. Andando indietro nella storia altre epidemie hanno colpito l’umanità, mi vengono in mente la peste narrata dal Boccaccio e il suo modo di sfuggirla, la peste del Manzoni nei “Promessi Sposi” e il suo rifugiarsi nella Divina Provvidenza come unica possibilità di superarla. Non so se queste proposte letterarie siano, anche oggi, vie d’uscita percorribili da tutti. L’impegno nella lettura e nello studio possono essere però un aiuto per distrarre la mente dalla situazione presente.

    E qui torna il discorso sulla cultura così bistrattata in questo momento storico. Ma torna in campo anche il valore della solidarietà e del rispetto per gli altri. Il sacrificio del singolo per non contagiare la collettività. Sono aspetti che sono alla base della vita sociale. Così si riscopre il gusto della ‘introspezione per mettere ordine nella nostra esistenza, per dare senso al nostro vivere e stabilire le giuste priorità della vita. Può un periodo così difficile indurci a riflettere sulla nostra visione del mondo? Ma torniamo al libro. Esso si compone di dieci brevi saggi di grande interesse storico, filosofico e sociale. Li elenchiamo così come ci sono pervenuti: 1) “Caio Mario Garrubba, uno dei grandi fotoreporter italiani del XX secolo” di Angelina Brasacchio; 2) ” Cassiodoro di Squillace: un grande calabrese che ritorna e ammaestra nella modernità ” di Giuseppe Rhodio; 3) ” La vita di Gioacchino da Fiore” di Giuseppe Riccardo Succurro; 4) ” I Basoino tra chiesa, nobiltà e popolo” di Andrea Pesavento; 5) ” Giovanni Vittorio Foresta il sindaco dei sindaci” di Maurizio Mesoraca; 6) ” Costantino Mortati il costituzionalista per antonomasia della nostra storia repubblicana” di Giuseppe Condello; 7) “Cicco Simonetta cancelliere calabrese alla corte degli Sforza” di Giuseppe Marino; 8) “Siberene: fenomenologia di un mito” di Franco Severini Giordano; 9) “Pecorai e greggi tra le montagne della Sila di Cosenza e le marine del Marchesato di Crotone” di Pino Rende; 10) ” Giuseppe Gangale” Di Vittorio Emanuele Esposito. Tranne i due saggi di Pino Rende e di Franco Severini Giordano tutti gli altri riguardano personaggi calabresi più o meno conosciuti, che nel corso dei secoli hanno segnato la storia e hanno contribuito al progresso del pensiero filosofico, politico, artistico e sociale. Se di Cassiodoro e di Gioacchino da Fiore tutti noi abbiamo conoscenze derivanti dagli studi liceali e universitari, leggendo questo quaderno, possiamo non solo riportare alla mente quanto già studiato, ma possiamo approfondire e ampliare il nostro sapere. Ci accorgiamo così di ignorare pagine importanti della nostra storia e non solo. La vita e le opere di Caio Mario Garrubba sono state per me una vera scoperta.

    Uomo eclettico e dal vivace impegno sociale ha lasciato con le sue narrazioni fotografiche una visione del mondo e dell’umanità che rappresenta, oggi più che mai, un esempio luminoso da seguire. Che dire poi di Costantino Mortati? Costituzionalista di grande spessore e valore giuridico, ha contribuito a scrivere la nostra carta

    costituzionale; alcune sue intuizioni ingiustamente trascurate si ripropongono oggi con tutta la loro urgenza e validità. Altro grande calabrese vissuto nel XV secolo fu Cicco Simonetta. Cancelliere e consigliere degli Sforza seppe tenere testa a uomini potenti del suo tempo come Lorenzo dei Medici, il Papa, il Re di Napoli. Abilissimo diplomatico e fine giurista riuscì a tessere alleanze politiche con i vari stati evitando conflitti e garantendo così un lungo periodo di pace al Ducato di Milano e all’Italia. Giuseppe Gangale, nato a Ciro’ nel 1898 e’ stato definito “Araldo del nuovo Protestantesimo Italiano” e “Profeta delle minoranze” per la sua fede calvinista e per il suo interesse per le minoranze linguistiche italiane. Intellettuale di primo piano protagonista nel panorama culturale del XX secolo ha dedicato la sua vita agli studi storico-filosofici e linguistici non tralasciando l’insegnamento in varie Università europee. Scorrendo le pagine di questo quarto quaderno poi facciamo un’altra piacevole scoperta: il personaggio di Giovanni Vittorio Foresta, cutrese, vissuto nel XIX secolo. Pur appartenendo a una nobile famiglia si è distinto per il suo interesse per le classi sociali più umili, difendendo dallo strapotere baronale i poveri braccianti. Fu sindaco della cittadina di Cutro per un ventennio e tuttora viene ricordato per le sue doti politiche e per il suo impegno sociale. Altra famiglia importante nel Crotonese ci viene presentata nel saggio “I Basoino, tra chiesa, nobiltà e popolo”. L’autore ci introduce nella storia di questa famiglia fin dal Cinquecento. Già allora si parla dei Basoino di Santa Severina. Nel Seicento poi li troviamo a Crotone tra i notabili della città. Molti componenti di questo casato hanno ricoperto cariche ecclesiastiche e amministrative; ciò dimostra di quanta considerazione godevano presso la cittadinanza. Lo studio minuzioso e accurato del Pesavento apre uno spazio interessante su quella che era la storia di una comunità in un periodo così poco conosciuto. Infine ci resta da fare un breve cenno su i due saggi che trattano di due argomenti importanti sia dal punto strettamente storico che dal punto di vista archeologico ed economico. Il primo tratta di un antico insediamento denominato Siberene che per molto tempo è stato identificato con Santa Severina. Il secondo ci descrive il mondo della pastorizia e della transumanza calabrese tra la Sila cosentina e il Marchesato Crotonese. La dovizia delle fonti storiche consultate e lo studio dei documenti alla base dei due saggi sopra citati caratterizzano il lavoro dei rispettivi autori che ci offrono conoscenze aggiornate e puntuali perché poste al vaglio di un’attenta analisi critica. Per poter fruire del contenuto dei due saggi va da se’ che occorre essere dotati di una pregressa cultura storiografica, che ne rende più agevole e interessante la lettura.

    A conclusione di questo breve contributo sono convinta che avere la possibilità di leggere un libro sia un grande privilegio. Ci offre opportunità che vanno oltre la nostra stessa immaginazione. Ci fa viaggiare nel tempo e nello spazio senza il bisogno di muoverci da casa. E solo Dio sa quanto questo possa essere vitale per chi, come noi, è costretto ad una segregazione forzata. A questo proposito, mi viene in mente l’Ariosto. A quelli che gli rimproveravano di non volersi allontanare dalla sua Ferrara rispondeva di aver viaggiato in tutto il mondo con la sua poesia. Un’asserzione pienamente condivisibile in questo momento contingente! Se penso poi alla biografia di Isaac Newton, ricordo che durante la peste del 1665 a Londra, costretto a un isolamento assoluto, continuò gli studi da solo giungendo a una serie di scoperte importantissime nel campo della matematica e della fisica. Certo non tutti siamo Newton o Ariosto, ma questi aneddoti ci fanno capire che il tempo impiegato nello studio, nella lettura e in qualsiasi altra attività intellettuale non è mai sprecato, anzi, può arricchirci e stimolarci a una esistenza più degna di essere vissuta. Se questo quarto “Quaderno” dell’Upmed può contribuire solo in parte a tale scopo possiamo ritenerci soddisfatti per aver dato leggerezza a qualche ora del nostro tempo, per aver alleviato la solitudine e insegnato che niente da ora in poi può essere considerato scontato.

    Il senso di precarietà che stiamo sperimentando in questo frangente ci accompagnerà per molto tempo, ma forse ci ha fatto capire che le priorità della vita sono altre, che la società di oggi deve basarsi su altri principi e valori, che un nuovo rinascimento si impone all’uomo abolendo le discriminazioni di ogni tipo, superando gli egoismi personali e collettivi nel pieno rispetto di tutti gli esseri viventi e della natura che abbiamo trasformato per puri interessi economici e di profitto. Questa società del superfluo per alcuni e del niente per altri ormai è al collasso. Altre pandemie potrebbero decimare la popolazione mondiale. Allora che senso ha accumulare, mentre una gran parte del mondo non ha di che vivere, non ha accesso a nessuna forma di sanità pubblica, non ha speranza di sopravvivenza e di futuro? Una società, come dice Papa Francesco, può definirsi civile se abbandona la cultura dello scarto. Una cultura che non si prende cura degli ultimi, dei più indifesi, di tutti quelli che sono considerati improduttivi dall’efficientismo imperante.

    Olga Macrì

    Descrizione

    PREMESSA

    Anche quest’anno mi è stato chiesto di scrivere una breve prefazione al quarto quaderno dell’Università Popolare “Mediterranea” di Crotone. L’iniziativa, della quale ci interessiamo, contempla la trattazione di argomenti di carattere ora storico, ora filosofico, ora letterario o sociale da parte di autori calabresi che credono nell’azione culturale intrapresa dalla nostra Università e operano nell’ambito della stessa con passione e in modo disinteressato. A mio avviso una prefazione deve avere l’intento di contestualizzare il contenuto del saggio di riferimento, deve saper individuare connessioni ed eventuali conseguenze per i tempi presenti, interpretare le motivazioni e le finalità che il lavoro editoriale si propone. Poiché il libro comprende più contributi scritti da vari autori, che sono frutto di competenze e professionalità diverse, non è semplice e tanto meno utile dissertare sui contesti dei singoli argomenti. Mi soffermerò invece sul contesto di produzione e pubblicazione dello stesso, visto il momento particolare in cui viviamo. Siamo in un tempo di vita sospesa, di storia sospesa.

    Mai, come oggi, abbiamo sperimentato una condizione così grave dal punto di vista sanitario, economico, sociale ed emotivo. Molti hanno paragonato questo tempo ad una guerra mondiale considerata la vastità e la gravità della pandemia. Ma nessun confronto può essere abbastanza calzante. In un conflitto bellico si combatte sapendo chi è il nemico, si combatte per le ragioni o le megalomanie assurde di alcuni, che pure si conoscono, si combatte infine per le false e sempre ingiuste ambizioni di Stati e personaggi reali e ben riconoscibili. Ora tutto questo non c’è. Ci si deve difendere, a costo del sacrificio delle libertà fondamentali e dei diritti irrinunciabili da un nemico sconosciuto e, non sappiamo fino a quando, invincibile. Solo la scienza ci potrà venire in aiuto. Ma ci vorrà del tempo che, per chi vive segregato, sembra interminabile. L’ unico aspetto positivo, di tutto questo isolamento forzato, può essere rifugiarsi nello studio, nella lettura, nella riflessione e, per chi ne ha lo spirito e le capacità, nella scrittura. Un saggio come questo proposto dall’ Università potrebbe contribuire ad alleggerire qualche momento di solitudine e di preoccupazione. Andando indietro nella storia altre epidemie hanno colpito l’umanità, mi vengono in mente la peste narrata dal Boccaccio e il suo modo di sfuggirla, la peste del Manzoni nei “Promessi Sposi” e il suo rifugiarsi nella Divina Provvidenza come unica possibilità di superarla. Non so se queste proposte letterarie siano, anche oggi, vie d’uscita percorribili da tutti. L’impegno nella lettura e nello studio possono essere però un aiuto per distrarre la mente dalla situazione presente.

    E qui torna il discorso sulla cultura così bistrattata in questo momento storico. Ma torna in campo anche il valore della solidarietà e del rispetto per gli altri. Il sacrificio del singolo per non contagiare la collettività. Sono aspetti che sono alla base della vita sociale. Così si riscopre il gusto della ‘introspezione per mettere ordine nella nostra esistenza, per dare senso al nostro vivere e stabilire le giuste priorità della vita. Può un periodo così difficile indurci a riflettere sulla nostra visione del mondo? Ma torniamo al libro. Esso si compone di dieci brevi saggi di grande interesse storico, filosofico e sociale. Li elenchiamo così come ci sono pervenuti: 1) “Caio Mario Garrubba, uno dei grandi fotoreporter italiani del XX secolo” di Angelina Brasacchio; 2) ” Cassiodoro di Squillace: un grande calabrese che ritorna e ammaestra nella modernità ” di Giuseppe Rhodio; 3) ” La vita di Gioacchino da Fiore” di Giuseppe Riccardo Succurro; 4) ” I Basoino tra chiesa, nobiltà e popolo” di Andrea Pesavento; 5) ” Giovanni Vittorio Foresta il sindaco dei sindaci” di Maurizio Mesoraca; 6) ” Costantino Mortati il costituzionalista per antonomasia della nostra storia repubblicana” di Giuseppe Condello; 7) “Cicco Simonetta cancelliere calabrese alla corte degli Sforza” di Giuseppe Marino; 8) “Siberene: fenomenologia di un mito” di Franco Severini Giordano; 9) “Pecorai e greggi tra le montagne della Sila di Cosenza e le marine del Marchesato di Crotone” di Pino Rende; 10) ” Giuseppe Gangale” Di Vittorio Emanuele Esposito. Tranne i due saggi di Pino Rende e di Franco Severini Giordano tutti gli altri riguardano personaggi calabresi più o meno conosciuti, che nel corso dei secoli hanno segnato la storia e hanno contribuito al progresso del pensiero filosofico, politico, artistico e sociale. Se di Cassiodoro e di Gioacchino da Fiore tutti noi abbiamo conoscenze derivanti dagli studi liceali e universitari, leggendo questo quaderno, possiamo non solo riportare alla mente quanto già studiato, ma possiamo approfondire e ampliare il nostro sapere. Ci accorgiamo così di ignorare pagine importanti della nostra storia e non solo. La vita e le opere di Caio Mario Garrubba sono state per me una vera scoperta.

    Uomo eclettico e dal vivace impegno sociale ha lasciato con le sue narrazioni fotografiche una visione del mondo e dell’umanità che rappresenta, oggi più che mai, un esempio luminoso da seguire. Che dire poi di Costantino Mortati? Costituzionalista di grande spessore e valore giuridico, ha contribuito a scrivere la nostra carta

    costituzionale; alcune sue intuizioni ingiustamente trascurate si ripropongono oggi con tutta la loro urgenza e validità. Altro grande calabrese vissuto nel XV secolo fu Cicco Simonetta. Cancelliere e consigliere degli Sforza seppe tenere testa a uomini potenti del suo tempo come Lorenzo dei Medici, il Papa, il Re di Napoli. Abilissimo diplomatico e fine giurista riuscì a tessere alleanze politiche con i vari stati evitando conflitti e garantendo così un lungo periodo di pace al Ducato di Milano e all’Italia. Giuseppe Gangale, nato a Ciro’ nel 1898 e’ stato definito “Araldo del nuovo Protestantesimo Italiano” e “Profeta delle minoranze” per la sua fede calvinista e per il suo interesse per le minoranze linguistiche italiane. Intellettuale di primo piano protagonista nel panorama culturale del XX secolo ha dedicato la sua vita agli studi storico-filosofici e linguistici non tralasciando l’insegnamento in varie Università europee. Scorrendo le pagine di questo quarto quaderno poi facciamo un’altra piacevole scoperta: il personaggio di Giovanni Vittorio Foresta, cutrese, vissuto nel XIX secolo. Pur appartenendo a una nobile famiglia si è distinto per il suo interesse per le classi sociali più umili, difendendo dallo strapotere baronale i poveri braccianti. Fu sindaco della cittadina di Cutro per un ventennio e tuttora viene ricordato per le sue doti politiche e per il suo impegno sociale. Altra famiglia importante nel Crotonese ci viene presentata nel saggio “I Basoino, tra chiesa, nobiltà e popolo”. L’autore ci introduce nella storia di questa famiglia fin dal Cinquecento. Già allora si parla dei Basoino di Santa Severina. Nel Seicento poi li troviamo a Crotone tra i notabili della città. Molti componenti di questo casato hanno ricoperto cariche ecclesiastiche e amministrative; ciò dimostra di quanta considerazione godevano presso la cittadinanza. Lo studio minuzioso e accurato del Pesavento apre uno spazio interessante su quella che era la storia di una comunità in un periodo così poco conosciuto. Infine ci resta da fare un breve cenno su i due saggi che trattano di due argomenti importanti sia dal punto strettamente storico che dal punto di vista archeologico ed economico. Il primo tratta di un antico insediamento denominato Siberene che per molto tempo è stato identificato con Santa Severina. Il secondo ci descrive il mondo della pastorizia e della transumanza calabrese tra la Sila cosentina e il Marchesato Crotonese. La dovizia delle fonti storiche consultate e lo studio dei documenti alla base dei due saggi sopra citati caratterizzano il lavoro dei rispettivi autori che ci offrono conoscenze aggiornate e puntuali perché poste al vaglio di un’attenta analisi critica. Per poter fruire del contenuto dei due saggi va da se’ che occorre essere dotati di una pregressa cultura storiografica, che ne rende più agevole e interessante la lettura.

    A conclusione di questo breve contributo sono convinta che avere la possibilità di leggere un libro sia un grande privilegio. Ci offre opportunità che vanno oltre la nostra stessa immaginazione. Ci fa viaggiare nel tempo e nello spazio senza il bisogno di muoverci da casa. E solo Dio sa quanto questo possa essere vitale per chi, come noi, è costretto ad una segregazione forzata. A questo proposito, mi viene in mente l’Ariosto. A quelli che gli rimproveravano di non volersi allontanare dalla sua Ferrara rispondeva di aver viaggiato in tutto il mondo con la sua poesia. Un’asserzione pienamente condivisibile in questo momento contingente! Se penso poi alla biografia di Isaac Newton, ricordo che durante la peste del 1665 a Londra, costretto a un isolamento assoluto, continuò gli studi da solo giungendo a una serie di scoperte importantissime nel campo della matematica e della fisica. Certo non tutti siamo Newton o Ariosto, ma questi aneddoti ci fanno capire che il tempo impiegato nello studio, nella lettura e in qualsiasi altra attività intellettuale non è mai sprecato, anzi, può arricchirci e stimolarci a una esistenza più degna di essere vissuta. Se questo quarto “Quaderno” dell’Upmed può contribuire solo in parte a tale scopo possiamo ritenerci soddisfatti per aver dato leggerezza a qualche ora del nostro tempo, per aver alleviato la solitudine e insegnato che niente da ora in poi può essere considerato scontato.

    Il senso di precarietà che stiamo sperimentando in questo frangente ci accompagnerà per molto tempo, ma forse ci ha fatto capire che le priorità della vita sono altre, che la società di oggi deve basarsi su altri principi e valori, che un nuovo rinascimento si impone all’uomo abolendo le discriminazioni di ogni tipo, superando gli egoismi personali e collettivi nel pieno rispetto di tutti gli esseri viventi e della natura che abbiamo trasformato per puri interessi economici e di profitto. Questa società del superfluo per alcuni e del niente per altri ormai è al collasso. Altre pandemie potrebbero decimare la popolazione mondiale. Allora che senso ha accumulare, mentre una gran parte del mondo non ha di che vivere, non ha accesso a nessuna forma di sanità pubblica, non ha speranza di sopravvivenza e di futuro? Una società, come dice Papa Francesco, può definirsi civile se abbandona la cultura dello scarto. Una cultura che non si prende cura degli ultimi, dei più indifesi, di tutti quelli che sono considerati improduttivi dall’efficientismo imperante.

    Olga Macrì