Autore: Pasquale Attianese

Editore: Publigrafic (Cotronei)

Anno edizione: 2015

In commercio dal: 20 dicembre 2015

Pagine: 10 voll., 154 p., Cartonato

EAN: 9788890959516

Dopo l’apostasia dai Leukanoi, loro capostipiti, i Brettii occuparono quella parte dell’attuale calabria, definita Bruttium dai Romani, dal fiume Savuto fino a Rhegium. Questo studio è un’accurata ricerca sul più vero e autentico popolo calabrese, fiero delle proprie ataviche tradizioni. In seguito alla lenta ma inesorabile decadenza della potente Kroton, i Brettii, fedelissimi alleati e sostenitori dei Cartaginesi nel corso della II guerra punica (III secolo a.C.), erano diventati i padroni incontrastati di quasi tutto il territorio calabrese e, dal 282 a.C., hanno coniato monete in oro, elettro, argento e bronzo, in tale e tanta quantità da superare le emissioni di città notevolmente più potenti.

La monetazione dei Brettii

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  • PREMESSA

    Dopo l’apostasìa dai Leukanoi, loro capostipiti, i Brettii occuparono quella parte dell’attuale Calabria, definita Bruttium dai Romani, dal fiume Savuto fino a Rhegium. Questo studio è un’accurata ricerca sul più vero e autentico popolo calabrese, fiero delle proprie ataviche tradizioni. Gli storiografi greci e latini, desiderosi di accattivarsi le simpatie dei Romani, non sono stati clementi con questa gente, avvezza a soffrire e rinvigorirsi con il “modus vivendi” spartano, anzi hanno tenuto nei loro confronti un atteggiamento ostile, forse per nascondere qualche scomoda verità, descrivendoli come selvaggi, schiavi fuggitivi, barbari, razziatori. In realtà, i Brettii sono stati una delle poche popolazioni autoctone meridionali che, in tutti i modi, hanno tentato d’arginare lo strapotere romano e, pur di conservare la propria identità e autonomia si sono alleati persino con gli invasori stranieri (Agatocle, Pirro e Annibale). Purtroppo, hanno pagato amaramente il loro legittimo anelito di libertà; i discendenti di Romolo e Remo, implacabili come il destino, hanno finito per travolgerli e annientarli. Tutti gli altri popoli dell’Italia antica che, in nome dell’Eleutherìa si erano permessi il lusso di non riconoscere l’autorità romana, furono perdonati. I Brettii, no! La Repubblica dei Senatori e dei Consoli ce l’aveva a morte con gli abitanti dell’estremo lembo del Sud Italia, perché invidiosi e bramosi delle loro immani risorse naturali e delle grandi ricchezze accumulate. Perciò, i Romani, mossi da un odio particolare e difficilmente comprensibile, li hanno cancellati dalla faccia della terra; un vero e proprio genocidio, insomma!  In seguito alla lenta ma inesorabile decadenza della potente Kroton, i Brettii, fedelissimi alleati e sostenitori dei Cartaginesi nel corso della seconda guerra punica (III secolo a.C.), erano diventati i padroni incontrastati di quasi tutto il territorio calabrese e, dal 282 a.C., hanno coniato monete in oro, elettro, argento e bronzo, in tale e tanta quantità da superare le emissioni di città notevolmente più potenti.

    La monetazione brettia si caratterizza per lo stile vigorosamente plastico, improntato ai canoni artistici del periodo ellenistico. Anche la lega dei metalli è molto curata con rara maestria e accuratezza. Probabilmente, per giungere a quella perfezione d’immagini e di raffigurazioni, i Brettii incaricarono gli incisori delle colonie greche del litorale ed è per questo motivo che la loro economia tendeva a soppiantare quella dei coloni ellenici litoranei.

    Se poi si considera che i Brettii, secondo la gran parte degli studiosi di numismatica, abbiano coniato per un lasso di tempo non molto lungo (all’incirca dal 282 al 198 a.C.), risulta problematico perfino il tentativo di una datazione relativa più rispondente al vero. Per queste ragioni non si comprende la ricchezza, a dir poco esuberante, delle monete brettie, con una produzione di moltissimo denaro circolante, segno di un’economia salda, basata su forti capitali, come dimostrano i ripostigli o tesoretti che, di tanto in tanto, si scoprono sia in scavi ufficiali e sia fortuitamente, nel corso di lavori di varia natura. Quindi era gente dedita a tesaurizzare con facilità grosse somme di denaro che, molto spesso, non furono mai spese. Per questo motivo, allorché i Brettii si resero conto d’essere ormai alla completa mercé dei Romani, occultarono i loro averi in contenitori di ogni tipo, associati con monete di altre città della Megàle Hellàs: Noukria, Hipponion, Terina, Rhegium e, persino, con le monete di bronzo del primo periodo romano repubblicano.

    Il volume si articola come segue:

    Nella prima parte sono riportate le fonti greche e latine con testo in lingua originale e relativa traduzione. Due antiche cartine del 1700 con la suddivisione della Calabria Citra e Calabria Ultra. Una tavola geografica nella quale sono segnati tutti i più importanti siti che hanno restituito monete e materiale archeologico. Numerose le suggestive immagini fotografiche delle località archeologiche con evidenze brettie.

    Si passa poi a descrivere e illustrare le rarissime monete auree e d’elettro. A seguire le belle emissioni in argento. Infine, tutta la ricchissima serie delle coniazioni in bronzo, comprese quelle dell’ultimo periodo, definite “tosate”.

    Vi sono poi delle conclusioni finali. Per tutti e tre i metalli si è tentato di localizzare le diverse officine monetali, in quanto i Brettii non disponevano di una sola zecca, ma erano uniti in confederazione e sono state individuate le probabili località emittenti. La bibliografia è aggiornatissima dagli anni finali del 1700  agli ultimi mesi del 2015.

    Complessivamente sono stati descritti e illustrati 208 esemplari, corredati dei dati tecnici e con raffronti alle coeve emissioni lucane, simili per tipologia alle brettie.

    Ritengo, perciò, utile e lodevole la ricerca dell’autore, di certo non nuovo a questo tipo di lavoro, che gli consente di presentare dati inediti e del tutto nuovi, soprattutto in considerazione delle approfondite notizie raccolte e meticolosamente presentate  sui ritrovamenti non solo monetali, ma anche archeologici. Merito particolare, infine, va riconosciuto alle descrizioni concernenti la cosiddetta “emblematica accessoria”, della quale i Brettii hanno abbondato nelle loro emissioni e che l’Autore è riuscito ad approfondire e aggiornare con precisione.

    Italo Vecchi

    Research Scholar

    London